GloriaOnline

dal 2000 il Portale Cristiano Cattolico


Ogni mano, per quanto piccola, lascia un'impronta nel mondo...

Mi cercavano per uccidermi...

Vi chiedo scusa se in questo Natale non vi parlerò di cose belle e carine, che si usano dire per far contenti un po' tutti. Per quanto sta qui accadendo, questa volta, non ho fatto da spettatore ma da attore. Il 6 ottobre scorso sono partito con 2 collaboratori a visitare 7 comunità tribali a 35km dalla missione, 18km in moto e il resto a piedi o a cavallo. Partenza di lunedì e ritorno al venerdì, come al solito per le comunità più lontane. Una visita per vedere come vanno le scuole materne, per vedere se i bambini adottati stanno bene, se continuano la scuola. Per controllare se le 10mila noci di cocco che avevamo di recente distribuito erano state piantate. Una visita come tante che faccio personalmente in quella zona ogni 4 o 5 mesi.

Arriviamo alle 9 al villaggio di Kabalantian, dopo un viaggio in moto di un'ora e mezza per fare 18 km. Poi dovevano arrivare 3 persone coi cavalli per portarci al villaggio più lontano per altri 18km. Ma questa volta i cavalli non c'erano quindi ho preso in prestito un cavallo mentre i 2 collaboratori mi "seguivano" a piedi insieme a altri 2 leaders tribali del villaggio. Dopo un'ora siamo arrivati al primo villaggio. Al nostro arrivo molte persone si sono radunate attorno e mi hanno in un certo senso obbligato a scendere da cavallo dicendomi di non proseguire assolutamente perché un gruppo di paramilitari (forze armate governative) tribali chiamati "bagani" (che vuol dire guerrieri) mi stava aspettando più avanti in un villaggio a circa 3km e che mi avrebbero buttato una bomba a mano al mio passaggio.

Un po' preoccupati ci siamo consultati per decidere sul da farsi. Non sapevamo se le voci erano vere o no. Tornare indietro in un certo senso mi dispiaceva e andare avanti era già un rischio. Abbiamo deciso di mandare avanti 2 persone per "sondare" la situazione. Dopo 3 ore sono tornate dicendo che uno dei capi di quel villaggio aveva assicurato che erano solo voci, che non c'era nessun problema, si poteva passare tranquillamente. Però io ero sempre preoccupato proprio dal fatto che le 3 persone che ci dovevano prendere con i cavalli non erano arrivate. Abbiamo quindi deciso di proseguire, ma di prendere un'altra strada, più lunga di 3km, ma almeno non si passava dal villaggio dove forse c'erano questi paramilitari a aspettarmi.

Altre 3 ore di cammino (io sempre a cavallo - ma sono caduto una volta per il sentiero difficile e qui i cavalli non hanno la sella) e alle 4:30 siamo nel villaggio di Malinao. Subito la gente si è raccolta attorno, chi piangeva, chi mi abbracciava. Non credevano ai loro occhi che ero ancora vivo perché le 3 persone che dovevano prenderci coi cavalli erano state rimandate indietro dai "bagani", così pure i bambini che dovevano andare a scuola a Kabalantian. A nessuno era stato permesso di passare da quel villaggio e di venirci incontro. Al mio passaggio mi avrebbero buttato una bomba a mano, tagliata la testa e arrostite le orecchie. Adesso cominciavamo a essere preoccupati seriamente, ma ormai erano le 5 (alle 5:30 diventa buio). Tornare indietro era pericoloso, andare avanti nel villaggio seguente c'erano ancora 5km. Quindi abbiamo deciso, anche consigliati dalla gente, di fermarci in quel villaggio di una ventina di capanne da 20mq l'una, fatte di bambù intrecciato e paglia. Uccisa la gallinella in ringraziamento per il pericolo scampato e mangiata come cena da una quindicina di persone affamate, verso le 7 ci siamo sdraiati sul pavimento di bambù per dormire.

Improvvisamente alle 7:30 i cani iniziano a abbaiare. Uno del villaggio che dormiva con noi guarda tra le fessure di bambù e al chiaro di luna identifica (dalle loro armi: fucili e maceti) le persone e sussurra: «sono i bagani». Scende un silenzio di tomba mentre i cani continuano a abbaiare. Due donne del villaggio che dormivano con noi escono immediatamente dalla capanna e corrono verso di loro che sono ormai a 15 metri da noi e li dirigono verso un'altra capanna. Dopo una decina di minuti, dove stiamo tutti col fiato sospeso e con il cuore in gola (a me erano già iniziate a tremare le gambe), una delle donne rientra nella capanna dicendo che i "bagani" stanno cercando me e un leader del villaggio.

Il leader del villaggio "ricercato" sgattaiola subito fuori dalla capanna e si nasconde nella vegetazione vicina. Io voglio seguirlo, ma mi bloccano: «sei bianco, è facile vederti al chiaro di luna, se ti vedono sei spacciato». La donna che ci aveva informati ritorna da loro negando la mia presenza e portando con sé caffé, zucchero, tabacco, quel poco che ha per evitare che si avvicinino alla capanna. Più volte chiedono di entrare, ma una delle donne si oppone dicendo che c'è un malato che potrebbe spaventarsi e aggravarsi. Continuano a parlare e borbottare fin verso le 11, e ogni minuto dura un secolo! Alla fine si decidono a dormire, 2 si mettono in una capanna a 5m da noi, 2 si sdraiano proprio sul balconcino della capanna dove siamo nascosti. Uno con la pila cerca di guardare tra le fessure per vedere chi c'è dentro. Uno sdraiato di fianco a me mi sussurra in un orecchio: «cerca di rimpicciolirti». Ma anche rannicchiandomi il più possibile, 90 kg di peso per 1,80 di altezza sono sempre grosso in confronto ai tribali filippini! Dopo un po' desiste e si sdraia a dormire a 1 metro da noi. Solo la parete di bambù intrecciato ci divide.

Tutta la notte senza chiudere occhio. Qualche preghiera ogni tanto per cercare di calmarmi e accettare qualsiasi cosa possa succedere. Verso le 4:30 del attino cominciano a muoversi. Fra mezz'ora inizia a far chiaro e possiamo essere intravisti tra le fessure. Così decidono di nasconderci in una specie di armadio, anche questo di bambù, largo 70 cm, alto 1m e lungo 1,50m. Ci ficcano dentro in 5 (io, i 2 collaboratori e 2 tribali che ci avevano accompagnato). Davanti mettono 2 bambini ammalati. Stiamo dentro pigiati come sardine senza muoverci, senza fiatare. I "bagani" sempre fuori dalla capanna a parlottare. Non hanno intenzione di andarsene.

Alle 6:30 arrivano altre persone dai villaggi vicini avvisati della situazione precaria in cui ci trovavamo. A uno di loro viene l'idea di invitarli nel loro villaggio dove avrebbero festeggiato uccidendo un maiale. E così in pochi minuti i "bagani" si raggruppano, in tutto 23, armati di fucili e di maceti, e lasciano il villaggio. Anche noi dopo una decina di minuti possiamo lasciare la capanna, il villaggio e ritornare a casa "salvi", accompagnati da circa 300 persone che si assicurano che non ci siano altri "bagani" lungo i sentieri o nascosti da qualche parte.

Sono sicuro che anche voi vi siete chiesti, come me lo sono chiesto io tutta la notte, perché questo? Cosa può aver spinto questi "bagani" a voler uccidere persone a loro sconosciute. Non erano nemmeno del posto, venivano da lontano. Naturalmente erano stati "usati" e pagati perché da almeno 3 anni i tribali dei villaggi si stanno opponendo al piano di alcuni politici e alcune compagnie di impossessarsi delle loro terre per farne piantagioni di banane e ananas. Io sono stato coinvolto dal momento che li abbiamo sostenuti nella "lotta" per la difesa delle loro terre ancestrali. Ma lo spirito natalizio rimane solo un fatto sentimentale se non siamo capaci di immergerci nella realtà dei più poveri e camminare con loro per ottenere un mondo e un futuro migliore, non solo per alcuni privilegiati ma per tutti. Ringrazio tutti voi per il vostro continuo sostegno morale e... finanziario, ne abbiamo veramente bisogno. Grazie infinite e Buon Natale!

[NdR] Il 18 ottobre 2011 a 59 anni sotto i colpi di 2 sicari professionisti a volto coperto, padre Fausto Tentorio è stato ucciso alle spalle con ben 10 colpi d'arma da fuoco davanti alla sua chiesa della missione. Alla notizia, nella capitale Manila sono scese in strada diverse persone per chiedere giustizia e la cattura degli assassini. Egli ha dato tutta la sua vita e il suo impegno a favore delle tribù locali, espropriate di terreni e diritti, costrette a rifugiarsi sulle montagne dai latifondisti e dagli sfruttatori minerari. È sempre stato dalla parte degli ultimi, e sarà sempre accanto...

Da: padre Fausto Tentorio

Scritto da padre Fausto Tentorio| Stampa |21 Gennaio 2005
Altri articoli dello stesso Autore: