"La nostra ora è vicina: il mondo degli Uomini che dobbiamo dominare. Ma abbiamo bisogno di Potere. Potere per ordinare tutte le cose secondo la nostra volontà... Una nuova Potenza emerge e inutili sarebbero contro di essa i vecchi alleati e l'antico modo d'agire." Il mago Saruman, passato dalla parte del Nemico, tenta di convincere il buon Gandalf ad allearsi con lui. Saruman si sente superiore, crede di conoscere la verità assoluta da imporre a tutti, distruggendo il vecchio, l'antico modo d'agire, per riordinare il mondo secondo i suoi piani. nei fatti, tutto questo rispecchia la realtà storica del Potere autoritario (es. le grandi dittature del secolo scorso, nazismo, comunismo, ecc.) che ha sempre cercato di eliminare la tradizione di un popolo per poter comandare al meglio, anche usando il Terrore (Cavalieri Neri) e la Ferocia (Uruk-hai). La concezione di Tolkien del Potere è, per coerenza, negativa, maligna e pericolosa in se stessa. Anche il saggio Gandalf rifiuterà il potere dell'Anello, sapendo che non potrebbe che fare del male, pur usandolo con buone intenzioni. Chiunque è in pericolo: sia i "buoni" che i "cattivi" non sono in grado di "usarlo" senza compiere, coscientemente o no, del male a qualcuno. Il Potere è una presenza silenziosa, terribile ed incessante. Durante tutto il viaggio Frodo ne è cosciente, così come è ben visibile la tentazione di prenderne pieno possesso: il desiderio di sfruttarlo per i propri scopi, magari buoni... Infatti Boromir, un valoroso guerriero, il più impulsivo tra i viandanti della Compagnia dell'Anello, pretenderà da Frodo l'Anello del potere. Ma il potere corrompe, offusca la meta, se ne perde quasi il senso. Tom Shippey, il massimo studioso tolkeniano vivente, infatti ritiene che l'Anello simboleggi una particolare aspetto del potere: la sua tossico-dipendenza. La sua parte più oscura. Chiunque sia in possesso dell'Anello e ne faccia uso diviene sempre più dipendente da esso, da ciò che crede essere il proprio "tesssoro". È l'aspetto più paradossale del potere. Avviene la distruzione della personalità, il male che si fa più a se stessi che agli altri; il divenire non liberi e forti, ma schiavi e deboli. Essere accecati dalla sete di potere fino al punto di non poterne fare a meno. Ma questo accade anche "dalle nostre parti" attraverso la sete di denaro e di privilegi che molte persone desiderano ardentemente. Un importante personaggio come esempio di rifiuto del potere è Aragorn: nonostante alla fine della guerra diventi Re di Gondor, non usa il suo potere con lo scopo di controllare persone e cose. Aragorn diventa Re allo scopo di difendere ed evitare che altri impongano quel controllo. Si potrebbe affermare quindi che la vera soluzione contro il potere sia la consapevolezza dei suoi effetti ovvero conoscerne i limiti. Valori come l'amicizia e la fratellanza evitano poi discriminazioni e prevaricazioni. In poche parole, l'amore verso l'altro. E ciò che combatte il potere, non sono le gesta eroiche dei singoli personaggi, ma uno sforzo collettivo. Le difficili decisioni che la Compagnia prende lungo il pericoloso viaggio verso Mordor sono il frutto di un confronto continuo d'opinioni, giudizi e idee. La forza della Compagnia sta proprio nell'unità che scaturisce dalla consapevolezza di uno scopo comune: rendere vano il Potere del male. Risorse utili: "Il Signore degli Anelli" di J.R.R. Tolkien - Bompiani
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