A volte accade che i miracoli avvengono, ma nessuno se ne accorge. Altre volte sentiamo le persone che si lamentano perché, a dir loro, il Signore di miracoli non ne fa più. Eppure Gesù continua ad operare, ogni giorno, sia nella vita del singolo che nella comunità. Cammina con noi, accanto a noi e, quando non siamo in grado di andare avanti da soli, ci porta in braccio. I figli sono un dono meraviglioso che il Creatore fa ad una coppia, ma quando un figlio sta male, e la malattia poi si rivela veramente grave, per i genitori non esiste più nulla: il mondo crolla sulle loro vite, nulla ha più senso e la stessa fede, spesso, viene meno. Umanamente è tutto comprensibile: siamo creature, soggette quindi alle nostre cadute e debolezze umane. Ma Dio non ci lascia mai soli, nonostante i nostri "tradimenti" nei suoi confronti. Emanuele è un bambino (e il nome è proprio il suo, non è inventato) vivace, pieno di vita e gioioso. I suoi genitori sono una giovane coppia che si è sposata nel Signore, forse come tante, ma con una fede molto evidente. Un giorno questo bimbo si ammala, si fanno degli accertamenti, e la diagnosi non è delle migliori. Ma lascio raccontare il tutto da una lettera che Marco, il suo papà, ha rivolto alla comunità parrocchiale il 26 settembre 2003. Nella parrocchia ricorre la festa dei Patroni, i Santi medici Cosma e Damiano e la data (altra coincidenza se si guarda dal punto di vista umano, ma che ha un suo significato particolare se si legge con gli occhi della fede) è anche il giorno del terzo compleanno del piccolo Emanuele. «Circa 18 mesi fa mio figlio Emanuele veniva aggredito da una bruttissima malattia che, diagnosticata attraverso le analisi del sangue, si rivelò come leucemia. Quella parola fu terribile: sembrava che il mondo mi stesse crollando addosso. Seguirono periodi molto brutti, alcuni mi parvero la fine di tutto. La mia fede nel Signore, nel Dio dell'Amore che ci ama, che ha sempre una parola pronta per tutti gli uomini, veniva messa duramente alla prova. La mia famiglia stava percorrendo la via dolorosa, la Via Crucis.» «Ci sentivamo abbandonati da Dio, invece il Signore, nella sua infinita misericordia, continuava a camminare al nostro fianco. Io non mi rendevo conto di questo perché ero troppo chiuso nel mio dolore e non mi accorgevo di quello che stava accadendo intorno a me. Il Signore agisce e si manifesta in tanti modi, a cominciare dal personale medico e paramedico: ho ammirato la loro professionalità ed umanità nei confronti miei e di mia moglie, e nei confronti di nostro figlio, unitamente alla viva e sostenuta solidarietà di quanti stavano vivendo il nostro stesso dramma. Quasi ogni giorno ci pervenivano messaggi di solidarietà da tutti quelli che ci conoscevano e, soprattutto, sono rimasto molto commosso nel sapere che diverse classi del catechismo, di questa parrocchia, hanno pregato per mio figlio. Ecco, questi erano i segni che mi dicevano come il Signore mi stava vicino e mi stava Amando. Una luce di speranza cominciava a intravvedersi alla fine del tunnel.» «Il buio più scuro, nel quale ero precipitato, si stava allontanando da me e stavo pian piano risalendo verso l'alto, verso la luce. Questo per sottolineare che ogni cristiano, in ogni situazione in cui si trova, non deve perdere la speranza, ma abbandonarsi nelle braccia del Padre, affidandosi a Lui e guardando con ottimismo al futuro perché Gesù è risorto. Ora, grazie al Signore, Emanuele sta bene. Dalle analisi che, periodicamente, facciamo, la malattia è stata debellata, anche se a livello terapeutico continuano le cure. Non mi stancherò mai di ringraziare, insieme con mia moglie, il Signore e i Santi Cosma e Damiano di cui oggi ricorre la festa, affermando che il nostro Dio è un Dio Vivente che opera in ogni momento della nostra vita e ci ama sempre. Cerchiamolo, finché siamo in tempo.» Questa lettera credo non abbia bisogno di commenti: parla da sola della fede e della croce che a volte, può apparirci più grande delle nostre forze e insopportabile da portare. Invece, con l'aiuto del Signore, tutto è possibile. Mentre Paola viveva praticamente in Ospedale insieme al bimbo, Marco, prima di recarsi da loro, passava da Gesù Eucaristia a ricordargli del suo bimbo, e di altri bambini come lui che soffrivano in quelle corsie di dolore. La forza della fede, anche nei momenti di buio più profondo, è stata sempre il loro sostegno. Ora il piccolo Emanuele ha ripreso a giocare ed a sorridere come un tempo. L'Emmanuele si è chinato su di lui, e sui suoi genitori, per riportarlo alla vita quotidiana quale testimonianza del suo Amore per tutta l'umanità. Scritto da dr Adele Caramico| Stampa |17 Marzo 2005 |