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Il padre e il valore della vita

È impossibile pretendere che i figli di oggi possano essere buoni padri del domani in un orizzonte culturale in cui la vita umana non ha un valore assoluto. Siamo in un momento storico in cui, finalmente, si riflette con attenzione sull'assenza del padre dalla vita dei figli, sulle cause e le conseguenze di questo allontanamento. Nonostante il quadro normativo complessivo delle leggi abortiste, in Occidente, ha accantonato la figura paterna da ogni decisione riguardante la vita del figlio destinato all'aborto. Questo lancia ai giovani un messaggio che deresponsabilizza il padre (che deve starsene fuori da quella vita al cui concepimento ha contribuito), e che dà un insegnamento diseducativo per cui (in Italia) ci si può sbarazzare di un figlio entro i primi 90 giorni. Come dire che entro i primi 3 mesi di vita un essere umano non conta niente...

Ma riferendoci ai dati di una ricerca statunitense - esaminata e confrontata con dati provenienti da tutto il mondo - emerge che i 2 terzi degli uomini che hanno abbandonato il figlio concepito, alla violenza dell'aborto, hanno acconsentito solo perché non avevano idea del fatto che la vita umana inizi al concepimento (cfr Strahan - "The critical influence of the prospective Father on abortion-decision making"). Come se non bastasse, a questo scenario di involuzione della visione del valore della vita umana e della genitorialità, si aggiungono movimenti o correnti che travalicano gli ambiti nazionali e mirano a permettere la consegna dell'essere umano allo stadio embrionale nelle mani delle tecniche biologiche con finalità di selezione eugenetica, sperimentazione o clonazione. Come dire ai giovani che la vita umana non conta niente del tutto, a meno che sia di utilità per qualcuno - che magari mosso da intenzioni non troppo umanitarie ci guadagna pure.

Se dunque i giovani, magari futuri padri, crescono in un orizzonte culturale in cui la vita umana non ha un valore assoluto, in cui la dignità umana dipende dal riconoscimento che se ne fa in relazione all'utilità, in cui la vita concepita assume o no valore a seconda delle inclinazioni sociali del momento, non lamentiamoci poi se i giovani estenderanno tale disattenzione e assenza di responsabilità anche nei confronti della vita dei loro figli!

Sebbene scampati al pericolo di vedere frantumati i principi della legge 40/2004 sulla "inviolabilità" e "non disponibilità della vita umana", dobbiamo domandarci se in futuro si dovesse verificare una modifica dell'ordinamento giuridico in materia, cosa gli insegnanti e gli educatori se ne faranno dell'impegno che ogni giorno destinano alla trasmissione della cultura in materie come storia o educazione civica? Forse continueranno la loro generosa opera, ma una cosa è certa: non potranno più mostrare agli allievi il significato dei grandi documenti, scritti peraltro dopo gravissimi episodi della storia umana per evitarne il ripetersi. Sarebbe infatti molto difficile per un insegnante spiegare agli allievi la notevole importanza dell'art. 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo del 1948 secondo cui «ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona». Il docente non potrebbe rispondere infatti alla alzata di mano del giovane turbato e ansioso di sapere perché tutto questo per la vita umana nascente non vale. L'unico insegnante con la risposta pronta sarebbe il terribile Herr Pompetzi, il professore filonazista dell'Amico ritrovato di Uhlman, che direbbe al ragazzo: "E tu... ricorda che devi essere paziente. Presto tutti i nostri problemi saranno risolti. E adesso torniamo alla nostra lezione di storia". [NdR] La citazione si riferisce alla censura della domanda sulla libertà tipica dei giovani e alla manipolazione delle coscienze quale strumento dei regimi totalitari.

Bisognerebbe invece educare i giovani a riconoscere criticamente gli strumenti con cui la cultura della morte avanza generando indifferenza, rifiuto e disprezzo nei confronti della vita nascente, tolleranza nei confronti degli abusi contro chi è debole e senza voce. È questione urgente insegnare ai giovani a combattere in favore della vita facendo riecheggiare nel loro cuore il più terribile monito della Storia: «Il primo passo decisivo verso il dominio totale è l'uccisione del soggetto di diritto che è nell'uomo» (Hannah Arendt - "Le origini del totalitarismo").

Fonte: "Il padre e la vita nascente" di Antonello Vanni - Nastro Ed.

Da : Antonello Vanni

Scritto da Antonello Vanni| Stampa |29 Luglio 2005
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