Costringere quotidianamente tutte le persone, bambini e adulti, ad assorbire migliaia di messaggi non richiesti (3 mila al giorno, secondo chi li ha contati) è una tortura psicologica che nessun regime totalitario era mai riuscito a realizzare nella storia umana. Alcuni di questi messaggi sono fuorvianti o devianti, promuovono merci inutili per le persone e nocive per la natura. Moltissimi sfruttano in modo degradante l'erotismo e la figura della donna. Tutte degenerazioni che aggravano ma non cambiano l'aberrazione primaria: l'obbligatorietà della pubblicità. Acquistare una merce pubblicizzata significa essere costretti a pagare anche quel 5% di sovrapprezzo generato da campagne di marketing spesso invasive, stupide o offensive. In altre parole, viene sovvenzionata tutta la kermesse degli inganni che fornisce scorci di vita familiare e personale oltremodo irreali e diseducativi. Un obbligo visivo, uditivo e mentale a cui risulta difficile sfuggire. Difficile essere liberi anche solo di ammirare una città con i suoi monumenti senza tutti quei cartelloni. Vedere un paesaggio senza dover posare lo sguardo su offerte sensazionali. Non è un semplice fatto estetico ma di stile di vita. Non essere costretti ad acquistare ciò che non ti serve ma che ti viene "consigliato". Non perdere il senso critico nel labirinto lessicale dei messaggi che spesso osano imporre il loro modo di vedere la vita e le cose che ti stanno intorno. Sfuggire al plagio mentale e psicologico di come deve essere la propria vita: tutti belli, sani e perfetti. Tutti felici, magari con in mano un bicchiere. Non esistono problemi è sufficiente acquistare la "soluzione". Un bombardamento continuo. Nell'era della pubblicità obbligatoria e invasiva il mercato - o meglio i mercanti - sono l'incubo che ti bracca e ti sommerge ovunque, quando ha deciso che a te manca qualcosa. La teoria economica moderna nacque come una teoria di amministrazione efficiente della scarsità di risorse. Sembra però non essersi accorta che oggi la risorsa che più scarseggia nei Paesi "ricchi" sono proprio i bisogni. Per questo, capovolgendo lo stesso significato della parola "economia", la priorità è diventata quella della stimolazione e fabbricazione dei bisogni. Inventarne sempre di nuovi per vendere sempre più. Delle altre risorse scarse (energia, terreni fertili, pesci, aria, acqua e suoli puliti, stili di vita) sembra invece non importare niente a nessuno. Siamo di fronte a una ennesima ideologia, quella che opprime l'uomo per mercificare tutto e tutti. Esiste anche una pubblicità "buona", informativa ma non è di essa che abbiamo trattato. Purtroppo al di là di questo distinguo ci accorgiamo d'aver ben poche occasioni per poterla apprezzare. Da: Emilio Vanoni Scritto da Emilio Vanoni| Stampa |06 Agosto 2005 |