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La classe dirigente

La classe dirigente è legittimata nel suo operare da meccanismi e interazioni complesse e la leadership esercitata sapeva di essere la sintesi di una visione complessiva - e almeno in parte condivisa - di un progetto sociale e economico innovativo. Anche il leader più autorevole e visibile non si sottraeva a questo percorso, era un risultato naturale di questa sintesi.

Oggi purtroppo la personalizzazione (non la leadership) tende a divenire il "surrogato" di un’azione politica o culturale priva di salde radici. Non legittimata da percorsi di consenso fondati sulla condivisione di obiettivi generali e da nuovi sistemi di valori. La conseguenza è l’assenza di progetti e programmi di ampio respiro, sostituiti spesso da messaggi comunicativi semplificati, riduttivi e scontati (slogan).

In questo si distinguono i leader dissonanti che puntano a "fare squadra" contro qualcuno, a "intossicare" il contesto sociale e la società civile, creando cordate di accoliti osannanti che provocano continui stress e costante spreco di risorse in conflitti permanenti. Invece i leader consonanti sono in grado di costruire un vero "spirito di gruppo" finalizzato al raggiungimento di un comune obiettivo.

Questi leaders, e la relativa classe dirigente di un paese, sono in grado di apprendere dalle circostanze e da coloro che sono loro accanto, sanno ascoltare e coinvolgere, superando la dinamica del sogno e si adoperano per unire e integrare. Includono, rafforzando il team (il gruppo, la base, ecc.) e sotto la pressione degli eventi, anche sfavorevoli, formulano piani e progetti di sviluppo articolati e complessi, preparando rapporti e ambiti comunicativi nei quali inseriscono la loro cultura e professionalità da condividere per accrescere competenze e capacità sociali e individuali.

I leader consonanti hanno però sufficiente autostima e rispetto degli altri a tal punto da non temere la chiarezza, la precisione e la sinteticità. Il loro progetto sa transitare attraverso la società e il mondo economico, dal più alto in grado al meno preparato, in modo da far sì che siano comprese sia le motivazioni che li spingono, sia gli obiettivi da raggiungere che le strategie da attuare. Solo con tali modalità ognuno comprende il suo ruolo e il contributo nella società che gli viene richiesto per l’attuazione del programma. Per questa ragione il loro linguaggio comunicativo è caldo e paritetico, non retoricamente astratto, gerarchico e paternalistico. Ecco come dovrebbe proporsi per valorizzare il sistema paese una vera Classe Dirigente (e si intende, per estrema ratio, tutti coloro che ricoprono cariche pubbliche e anche coloro che sono all'opposizione).

Da: ing Gino Pastori

Scritto da ing Gino Pastori| Stampa |17 Novembre 2005

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