Mi vengono alla mente alcune immagini di sana politica che solo oggi riconosco come tali: mio padre che dopo aver pulito il pezzo di marciapiede di fronte a casa va dall'altra parte della strada a pulire anche quello che è del Comune, ossia che è comune a tutti, dunque anche suo; mio padre che non riesce a passare davanti ad un rifiuto lasciato a terra da altri senza sentirsi in dovere di raccoglierlo. Per molti, forse anche per me, questa era pazzia; oggi capisco che è politica e della migliore, perché fondata sui fatti e non sulle parole; sul farsi servo e non sull'essere il re che si indigna di tutto, ma non sa chinarsi a dare un po' di sé, silenziosamente, senza clamore. Dai numerosi battibecchi televisivi mi sembra di capire che non ci sia nessuno con le caratteristiche principali che vorrei in un buon capo: umiltà, capacità di ascolto, chiarezza nella risposta, coerenza con ciò che viene detto. Ho più la sensazione di essere di fronte a uno spettacolare duello senza regole, nel quale, micro battute e statistiche poco chiare intontiscono il telespettatore, lasciandolo ancora una volta senza una sostanza sulla quale fondare il proprio voto. Ricevere una carica comune è come diventare padre: c'è la gioia di un progetto di vita che prende corpo e la grande serietà di un compito che comporta responsabilità e doveri grandissimi. Crescere i propri figli significa, tra le altre cose, che il tempo, le energie, i beni e soprattutto il bene, che riversavamo totalmente su di noi, adesso va diviso anche con altri, senza svantaggiare o favorire nessuno. Spesso invece stiamo dentro la nostra proprietà assolutamente privata: un piccolo "Stato" del quale siamo i tiranni assoluti e dove viviamo nell'illusione che niente possa uscire o entrare senza che lo vogliamo. Per la terra al di là del nostro steccato sborsiamo una tassa che altri gestiranno come vogliono, purché ci lascino in pace. Chi butta l'occhio più in là lo fa spesso per sfogarsi con una critica e promettere di cambiare tutto in cambio di una carica: insomma, da cittadino non può piegarsi a raccogliere la carta che sta per terra, ma se sarà eletto manderà certamente qualcuno a farlo. Forse per capire quale linea governativa un candidato voglia seguire bisogna osservare i risultati del primo ambiente in cui l'ha applicata: la sua vita. E se mi guardo intorno, mi spaventa l'idea che chi non ha saputo "guardare" a ciò che stava al di là di quello steccato, decida improvvisamente di diventarne l'amministratore. E mi viene il sospetto, mi auguro smentito dai fatti, che qualcuno anziché essere consapevole di diventare il responsabile della proprietà comune, creda di diventarne il padrone. Da: Stefania Cornali Scritto da Stefania Cornali| Stampa |20 Marzo 2006 |