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Ogni mano, per quanto piccola, lascia un'impronta nel mondo...

Un condominio di persone

Scena #1 - ore 20:45 di un normale venerdì sera. Mettiamo d'essere in inverno, e mettiamo che non solo faccia freddo ma pure piova, là fuori. 80metri quadrati d'appartamento circa , in cui vivono 3 persone: un uomo di 50anni, una donna all'incirca di quella stessa età, un ragazzo sui 23. L'uomo si veste e esce di casa, la donna siede (le mani incrociate, le gambe accavallate) su un vecchio divano blu, il ragazzo chiude la porta di camera sua e accende lo stereo, riavvia il computer. Zoom, please. L'uomo alias mio padre si sta fotoproiettando alla mensile riunione di condominio, la donna alias mia madre si splatta dalle risate davanti a "Striscia", il ragazzo (che in arte sono io) chatta alla velocità della luce con un tizio che "lui non lo sa" ma sta in un quartiere di Roma periferia. Torino-Roma alla distanza microscopica di una raffica di click.

Scena #2 - il mio condominio è un palazzo di 5 piani, 4 alloggi per piano. Una media approssimativa di 3 esseri umani ogni 80metri quadri (le metrature degli alloggi sono tutte tristemente uguali). Un totale impreciso di 60 persone tra giovani, uomini e donne, vecchi e stravecchi, bambini (e strabambini). Appena fuori dal portone il mio vecchio incontra il tizio che da 3 anni abita sopra di noi. Un 35enne capello lungo e orecchino, buonasera signor Pizzolitto, buonasera signor Damiani. Si stringono la mano, e dalle loro bocche si strappa un quarto di sorriso decisamente da circostanza. Una scarica cavalcantiana d'elettricità attraversa i loro occhi. Lui s'accende una sigaretta. Mio padre apre l'ombrello. Al signor Damiani piace camminare sotto la pioggia. Mio padre odia la pioggia, ma soprattutto, da ex fumatore, l'odore del fumo di sigaretta.

Scena #3 - il setting è una piccola stanza azzurra di parrocchia, affittata "pro necessitate". Sono le 20:50 e ci sono giusto 3 persone: il mio vecchio, Damiani e un tipo in giacca, cravatta, occhialini rotondi e 24ore. Silenzio. Damiani manda un sms. Mio padre guarda nel vuoto. L'amministratore s'accartoccia le dita in un gesto decisamente nevrotico, chiaro sintomo di nervoso miscelato a buona dose di disagio. Già, è nervoso il giovane amministratore, poiché questa "per lui" è la prima riunione di condominio in siffatte vesti ufficiali. Il signor Vanini, storico amministratore del nostro stabile, è stato cacciato il mese scorso da un'indegna nonché vigliacca raccolta firme. Alle 21:05 arriva la signora Cortese, la vedova del quinto. Eppoi, nell'arco di 2 minuti, il resto del palazzo. Come il resto del gruppo in una gara del Giro d'Italia: tutti insieme, tutti allo stesso colpo di pedale. Alle 21:30 il giovane Amministratore interrompe il chiacchericcio che da sottofondo s'è fatto rumore. «Scusate», fa il timido. «Scusate», ripete invano. «Ahò, signori, che ne dite di iniziare?» Strilla il Damiani. E tutti, magicamente, tacciono. «Grazie», pensa il giovane amministratore.

Scena #4 - è passata un'ora, e ormai tutto è confuso: un intreccio di voci, gesticolii vari e eventuali, insulti lanciati a squarciagola dai personaggi più insospettabili... perché c'è il cane di quel vecchio di Manfredi che disperde i suoi bisogni per il cortile, perché c'è il solito ignoto che lascia la porta delle cantine aperte (mio padre, che l'ha pure scritto sulla porta stessa, ha dei seri sospetti a proposito del Damiani), perché ci sono le 2 sorelle Pisanielli che si urlano da balcone a balcone, perché c'è il pizzaiolo che alle 3 del mattino si mette a pulire la canna fumaria della pizzeria, perché ci sono i bambini che alle 2 del pomeriggio già giocano a pallone contro i portoni dei garage, perché c'è il figlio di Pizzolitto (io) che ascolta a tutto volume e all'infinito "Sono fuori dal tunnel-el-el", perché c'è qualcuno che butta le cicche delle sigarette sotto i tappetini d'ingresso, perché dall'atrio sono sparite 2 delle 4 piante ornamentali, perché ci sono i canarini del Moscardi che se la cantano notte e giorno, perché... Ma il povero e giovane amministratore non ce la fa proprio più, è ormai quasi un quarto d'ora che suda freddo, e per paura d'uno sbalzo di pressione rimane sprofondato a 3 quarti su quella sedia in legno parrocchiale. Ci prova, s'azzarda ingenuamente. «Un attimo, signori, per favore. Ci sarebbe anche da parlare delle spese per la manutenzione dell'ascensore e il rifacimento della...» Non fa nemmeno in tempo a finire la frase, che la Compagnia dell'Anello di via Mondovì 35/4 si coalizza contro il comune nemico Saruman. Dimenticati gli screzi e i rancori personali, tutti insieme a combattere contro le forze del male di chi ci ruba i soldi con inutili lavori, ecc. La battaglia nella Terra di Mezzo finisce ai rigori, mezzanotte passata.

Scena #5 - la settimana seguente in questa via alle ore 14:50, 3 bambini giocano alla tedesca in cortile, la porta, quest'oggi, è rappresentata dall'ingresso del garage del signor Damiani. Le sorelle Pisanielli si raccontano, ognuna dal proprio balcone, l'ultima puntata di "Beautiful". Sulla porta della cantina è comparsa una risposta alla domanda di mio padre. "Perché non chiudi la porta? Perché non ne ho voglia." Nell'atrio è rimasta solo più 1 piantina (quella finta). Io, di ritorno dall'università, accendo lo stereo, alzo il volume (e se non bastasse, su le casse), collego il mio modem ereditato dritto dritto dai Flinstones. Entro nella solita chat, con poche idee per la testa. Vedo un messaggio che m'incuriosisce. Ma la Torre di Babele era un condominio?! Inizio a chattare, senza nemmeno sospettare che, dall'altra parte dello schermo, ci sta un tizio capelli lunghi e orecchino. Il piano sopra il mio.

Da: Luca Pizzolitto

Scritto da Luca Pizzolitto| Stampa |22 Aprile 2006

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