La famosa frase "è tutto relativo" spesso è stata usata a sproposito. Quelli che ne hanno approfittato di più sono tutti coloro che hanno una visione della realtà totalmente focalizzata (o meglio appiattita) sui bisogni, veri o presunti, dell'uomo. Sulla base di questa visione, chiamata nichilismo o relativismo etico, tutto può essere messo in discussione e l'unica cosa certa è che la verità ognuno se la costruisce in base ai propri "gusti". A questa "magnifica" conclusione si giunge addirittura prendendo spunto da alcune frasi attribuite ad Einstein. Ma le cose non stanno esattamente così. Lo scienziato aveva ben chiaro la distinzione tra il concetto della relatività espresso dalla sua ben nota teoria e la generalizzazione, e banalizzazione, che di quel concetto si è poi fatta. Ma la scienza non può esprimere concetti di valore assoluto, validi anche fuori dal loro contesto. Esiste sì una relatività, ma confinata entro l'ambito delle singole scienze per specifici problemi. I relativisti avrebbero dovuto prendere alla lettera una frase del Cardinal Ruini: «non è che tutto quello che è possibile fare è anche giusto». Il relativismo invece pretende di avere valore assoluto, che non ammette eccezioni e sia valido per tutto e tutti (ma allora come può essere relativo?). Comunque non stiamo parlando di verità ma di pretese, di atteggiamenti, di schemi mentali, di egoismi. Siamo su un piano ben diverso. La psicologia dice che ognuno di noi, per "sopravvivere" in un certo ambiente, tende a costruirsi una "sua" realtà cercando di escludere (o includere) tutto quello che può interferire negativamente (positivamente) col suo modo di essere. Ma anche qui siamo ben lontani dal relativismo etico e morale. Il relativismo fa perdere all'uomo ogni senso e si realizza solo come strumento di una ideologia, quella della società dei consumi in cui l'uomo stesso giunge ad essere merce. Essendo relativo, scambiabile e da consumare. Da: Paolo Digiro Scritto da Paolo Digiro| Stampa |31 Maggio 2006 |