Io, d'improvviso, nonno. Succede in una sera fredda. Succede che tuo figlio ti dica: «Devo parlarvi». Che i tuoi occhi incrocino quelli di Maria e che tutto sia chiaro... Succede così tra un piatto d'insalata, un pezzo di pane e le immagini che la tv riversa sul tavolo. E improvvisamente tuo figlio, sembra un altro, lui e la sua ragazza, lui e la sua vita. È una botta forte. Negarlo sarebbe giurare il falso. Ma, poi, il cammino riprende subito, il colloquio anche. «Il bambino?» «Lo vogliamo.» E ti si allarga il cuore per quella vita appena partita per un viaggio che speriamo lunghissimo. «Ma voi?» «Ci sposiamo, in chiesa.» «Sicuri? Nessuno vi obbliga...» Sono i dialoghi di due nonni cinquantenni. Due ex ragazzi che si trovano in una tempesta di sentimenti che mai più avrebbero immaginato. Due ex ragazzi cattolici da sempre. Lo sanno che ci sarà chi li guarderà diversamente, del tipo «hai visto, proprio loro che...». Non è un bel momento, né la situazione migliora nelle ore e nelle giornate. Pettegolezzi e qualche cattiveria. Nel marasma emergono gli amici veri, come sempre. Soprattutto si rafforzano le ragioni delle scelte di vita. Il resto è il lento avvicinarsi al giorno del Sì. E poi, l'attesa, i colloqui, i confronti, i dubbi, le incertezze. Tutto svanisce in una domenica di novembre quando al telefono ti dicono: «Filippo è nato». E una donna ed un uomo che mai avrebbero immaginato risentono le stesse delicatissime sensazioni provate anni prima per i loro figli tra i corridoi d'un ospedale. Gli occhi, lo sguardo, il pianto, il sorriso. È un percorso obbligato che prende forma nel lento riproporsi della vita. Una vita nuova. Una vita che sprigiona amore. E ti chiedi, improvvisamente nonno, che mistero è quel bimbo che ora dorme nel suo lettino avvolto dal calore dei genitori e degli amici. Ora gli occhi di tutti sorridono. Non è stato sempre così. Qualcuno ha pianto quella sera, qualcuno ha faticato tanto per raccontare la sua storia in famiglia. Sarebbe stato più facile scegliere un'altra strada. Qualcuno s'è incupito, quella sera, pensando agli sguardi di giudici senza appello che avrebbe trovato sul lavoro, per strada, attorno a casa. Qualcuno forse s'è pure perso di coraggio. Ma è stato per poco, anzi pochissimo. Poi una voce di fede fortissima gli ha detto: «un bimbo è una festa, va vissuto con gioia». Così è stato non senza fatica. Ma, ora, ogni giorno, nel guardare quegli occhi chiari e belli, lui e lei, nonni giovani e per sempre, sanno che anche le lacrime, a volte, danno frutti bellissimi. Come Filippo. Ora, dopo le bellezza della vita che piange, sorride, si trasforma, dorme davanti agli occhi di tutti, c'è un altro sentimento stupendo. Prende forma, piano piano, nell'osservare, sempre più spesso, l'orgoglio di due giovani che stringono a sé un bambino, magari non cercato, ma poi voluto fortemente nonostante tutto. Nonostante la necessità inevitabile di incrociare per mesi sguardi non proprio d'incoraggiamento, qualche volta anche peggio. Ma poi, improvvisamente genitori, improvvisamente nonni, le scelte si sono trasformate in vita. Tutto il resto non conta. Argomenti: Testimonianze | StagioniVita | EvitareMale | Giovani | Accoglienza | Responsabilità | EssereGenitori | Scritto da Gian Mario Ricciardi| Stampa |14 Luglio 2006 |