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Un sacerdote speciale a Londra

In 33 anni è diventato il sacerdote più conosciuto e amato da tanti giovani arrivati in Inghilterra in cerca di fortuna e incappati nella droga, nella devianza e nella povertà. Per loro ha fatto anche il lavapiatti nei ristoranti per pagare i debiti contratti per aiutarli. Padre Carmelo Di Giovanni, di statura piccola ma dal cuore grande, oltre a dir Messa, confessare, visitare gli ammalati della sua parrocchia (Italian Church, la chiesa degli italiani a Londra intitolata a St.Peter al numero 4 di Back Hill), corre da una carcere all'altro della Gran Bretagna. Qui incontra i ragazzi italiani incappati nella scure della rigidissima legge inglese. Quando arriva è una festa, lo chiamano per nome, lo abbracciano dandogli pacche sulle sue basse spalle.

Lui si "muove" bene negli istituti penitenziari, passa da una sezione all'altra con facilità, riconosce volti e storie, annota continuamente le richieste che i ragazzi gli fanno. Appunti che puntualmente perde ma che ricorda con sbalorditiva precisione. Cosa gli chiedono i ragazzi? Di tutto: dalle notizie sulla famiglia e gli amici a una copia della Bibbia, dalla radiolina per superare la noia del carcere alla corona del rosario. Sì, i "ragazzi di padre Carmelo" chiedono anche di pregare e di confessarsi. Davide, un ragazzo pugliese rinchiuso nel carcere di Pentonville (uno dei più rigidi), al termine di un incontro durato circa 2 ore ha chiesto spontaneamente e inaspettatamente di pregare. E insieme agli altri compagni, mano nella mano, si è recitato il Padre Nostro che in quel luogo ha assunto un singolare "sapore di misericordia". Padre Carmelo ha una predilezione per i "casi impossibili": è stato uno dei primi sacerdoti a avvicinare nelle carceri i terroristi. Nel libro "Eravamo terroristi. Lettere dal carcere" (1989) ha raccolto storie di conversione, di riavvicinamento a Dio e alla società, di pentimenti di terroristi "rossi e neri"; una testimonianza sulla forza e sulla potenza della parola di Dio capace di cambiare anche i cuori più duri e sulla bellezza della missione di un prete. E ancora oggi sono centinaia le lettere che riceve.

Negli anni, superando anche pregiudizi e difficoltà di vario genere, si è reso conto che da solo non riusciva più a sopportare l'enorme mole di lavoro, i casi aumentavano sempre più, il lavoro in parrocchia richiedeva sempre più tempo. Nel 2001 nasce il St Peter's Project, aperto a quanti vogliano sostenere l'opera di questo religioso. Fondato sulla generosità degli amici sparsi in tutto il mondo si muove su 4 ambiti: assistenza nelle carceri, accompagnamento degli ammalati, accoglienza (mensa, vestiti, docce, consulenza sociale) e percorsi di riabilitazione, rieducazione e terapeutici. Molti i volontari italiani impegnati nel progetto. Tra loro non pochi hanno deciso di affiancarlo dopo lutti e tragedie che hanno colpito le loro case. «Sono passati più di 30 anni da quando il Signore ha aperto, anzi spalancato, davanti a me la via per camminare con i poveri e i meno fortunati nella vita», ha scritto nella sua newsletter, «Per me è un grande privilegio raccogliere ciò che gli altri scartano e rifiutano. È più quello che ho imparato io da loro, che quello che io posso aver dato loro.»

Prima pubblicazione: Avvenire 15-7-2004

Risorse utili: "Un prete ribelle" di Chiara Genisio - edizioni Paoline

Da: Fabio Fumagalli

Argomenti: Carcere | Missione |
Scritto da Fabio Fumagalli| Stampa |01 Settembre 2006